Terremoti, vulnerabilità e risposta: perché l’Italia non può permettersi l’attesa

Terremoti, vulnerabilità e risposta: perché l’Italia non può permettersi l’attesa

09/06/2025
Categorie: News di settore

Le cronache recenti raccontano una realtà in cui i terremoti continuano a colpire con violenza impressionante. Dai 53.000 morti in Turchia e Siria nel 2023 ai crolli massicci registrati nel Myanmar nel marzo 2025, passando per l’evento nella penisola di Noto (Giappone), che ha messo alla prova persino una delle normative antisismiche più avanzate al mondo, il rischio sismico globale è tornato sotto i riflettori. La domanda sorge spontanea: l’Italia è preparata?

Il nostro territorio, pur non essendo attraversato da faglie continue e profonde come quelle delle regioni citate, presenta una rete di faglie attive frammentate e corte, la cui distribuzione non impedisce eventi sismici anche molto distruttivi. La probabilità di scosse superiori a magnitudo 7.5 è ritenuta bassa, ma storicamente terremoti tra 6.5 e 7.1 – come Messina (1908), Irpinia (1980), L’Aquila (2009), Amatrice (2016) – hanno già avuto conseguenze catastrofiche, aggravate da un patrimonio edilizio fortemente vulnerabile.

Oltre l’80% degli edifici italiani è stato costruito prima dell’introduzione delle normative antisismiche. Gli eventi del passato recente hanno mostrato che, anche in presenza di scosse di magnitudo moderata, le perdite in vite umane e in patrimonio storico possono essere ingenti. Eppure, la risposta istituzionale si è spesso rivelata tardiva o insufficiente. I limiti di strumenti come il Sismabonus – rimasti in ombra rispetto all’Ecobonus – e l’attuazione frammentaria del PNRR, che ha stanziato fondi per l’edilizia scolastica senza garantire un focus sistematico sull’adeguamento sismico, lo dimostrano. Solo l’11% delle scuole italiane risulta progettato secondo criteri antisismici; meno del 4% ha beneficiato di interventi di miglioramento strutturale.

Su un fronte più proattivo, negli ultimi due decenni l’Italia ha investito in reti di monitoraggio sismico e strutturale all’avanguardia. La Rete Sismica Nazionale dell’INGV e la RAN della Protezione Civile contano centinaia di stazioni accelerometriche e GPS distribuite su tutto il territorio, integrandosi con reti locali ad alta densità e con l’Osservatorio Sismico delle Strutture, che monitora oltre 170 edifici strategici. Tali infrastrutture garantiscono una risposta rapida post-evento, la generazione di shakemaps, scenari di danno e l’alimentazione di modelli predittivi.

L’evoluzione più interessante riguarda però l’adozione di Urban Seismic Networks (USN) e sistemi di Structural Health Monitoring (SHM). Città come Catania, Napoli (Campi Flegrei), e a breve anche Messina e Ragusa, stanno diventando laboratori di prevenzione urbana grazie a micro-reti che tracciano in tempo reale le risposte dinamiche del suolo e degli edifici. Gli USN forniscono una mappatura fine della risposta sismica urbana, utile per calibrare microzonazioni, testare sistemi di allerta precoce e supportare strategie di evacuazione e intervento mirato.

Tuttavia, la tecnologia da sola non basta. Come sottolineano INGV e ISI, la vera sfida è rendere la prevenzione una pratica sistemica, non episodica. Occorre uscire dalla logica emergenziale per costruire una cultura tecnica e politica della mitigazione: selezionare aree prioritarie, concentrare le risorse su edifici strategici e rilevanti, investire in formazione e semplificare l’accesso agli incentivi.

È solo integrando conoscenze geotecniche, sensoristica avanzata, modelli predittivi e governance multilivello che la sicurezza sismica può passare da obiettivo teorico a politica strutturale. Perché se è vero che l’Italia non è la Turchia o il Myanmar, è altrettanto vero che il tempo per agire – senza dover piangere altri disastri annunciati – è ora.

(Riferimento all’articolo completo: INGV-ISI, Forti terremoti in Italia – prevenzione, monitoraggio sismico e strutturale, Ingegneria Sismica Italiana, 2025).

a) Distribuzione geografica degli epicentri dei 4894 terremoti nella finestra temporale 1000-2020 contenuti in CPT15, i cui dati di base di diverso tipo e provenienza sono stati armonizzati il più possibile; la magnitudo degli eventi sismici avvenuti prima del 1900 sono stimate in base agli effetti che hanno prodotto
b) Mappa delle faglie capaci, ovvero delle faglie che sicuramente hanno causato deformazione in superficie o in prossimità di essa, nell’intervallo Pleistocene superiore – Presente.

FONTE & CREDITS: ISI